RISULTATI E AGGIORNAMENTI

Indagini geofisiche lungo la faglia del Piano di Pezza (Rocca di Mezzo AQ, Abruzzo, Italia)

Si tratta di un’indagine multi-disciplinare attraverso l’utilizzo di varie tecniche di geofisica di esplorazione superficiale  (tomografia sismica ad alta risoluzione, tomografia di resistività elettrica, misure elettromagnetiche mediante correnti indotte nel terreno) integrate con rilievi geologico-strutturali. Le analisi sono state condotte al fine di ottenere un’immagine dettagliata in profondità della faglia bordiera del Piano di Pezza, nei pressi di Rocca di Mezzo, L’Aquila. Quest’ultima è una faglia attiva che ha generato dislocazione superficiale in tempi olocenici, e che è caratterizzata da un tasso di scorrimento tra i più alti dell’Appennino Centrale. Nonostante la sua importanza, la struttura sepolta della faglia non era mai stata investigata in precedenza da questo punto di vista. Con le attuali tecniche d’indagine, si sono ottenuti risultati che consentono di valutare per la prima volta la dislocazione di lungo termine della faglia e il suo tasso di movimento nell’ultimo mezzo milione di anni. Il lavoro è stato svolto in collaborazione con Valerio Tulliani ed Elisa Fierrodue dell’Università La Sapienza di Roma e con altri ricercatori INGV Sezione Roma1.


Reference: Villani F., Tulliani V., Sapia V., Fierro E., Civico R., Pantosti D. – “Shallow subsurface imaging of the Piano di Pezza active normal fault (central Italy) by high-resolution refraction and electrical resistivity tomography coupled with time-domain electromagnetic data", in Geophysical Journal International, 2015

Piano di Pezza fault
Tomography of Piano di Pezza fault
Piano di Pezza geological map


Geologia del Quaternario della Media Valle Aterno, area del sisma dell’Aquila del 2009 (Abruzzo, Italia)

Nell’ambito del progetto FIRB-Abruzzo, un nuovo rilevamento della geologia del Quaternario della Media Valle dell’Aterno, effettuato utilizzando strumenti innovativi, ha portato alla compilazione di una mappa in scala1: 25.000.
Questa mappa è il primo esempio di cartografia in Italia (e uno dei pochi in Europa) mirata alla definizione della tettonica attiva, che integra modelli topografici di alta risoluzione ottenuti tramite rilievo aereo con tecnologia laser (LiDAR) e metodi di indagine tradizionali. La carta prodotta rappresenta un importante avanzamento, poichè fornisce: una migliore conoscenza della distribuzione, geometria e caratterizzazione dei depositi di riempimento del bacino continentale; un dettaglio ed una precisione senza precedenti nella mappatura dei corpi geologici; una migliore descrizione del complesso sistema di faglie responsabile della più recente evoluzione del paesaggio.
Questa stessa mappa rappresenta un input fondamentale per gli studi di tettonica attiva, quali:
1 -la valutazione e caratterizzazione dei tassi di attività delle faglie e del loro potenziale sismico;
2 - la ricostruzione dell’evoluzione bacino a lungo termine, utile ad una gerarchizazzione delle faglie presenti;
3 - la valutazione del pericolo di fagliazione superficiale;
4 - valutazione degli effetti di sito.
Inoltre, la mappa potrà essere di supporto ai decision makers per attività di prevenzione sismica nonchè per quelle di pianificazione territoriale quali le attività di protezione contro gli altri rischi ambientali.


Reference: S. Pucci, F. Villani, R. Civico, D. Pantosti, P. Del Carlo, A. Smedile, P. M. De Martini, E. Pons-Branchub and A. Gueli – “Quaternary geology of the Middle Aterno Valley, 2009 L’Aquila earthquake area (Abruzzi Apennines, Italy)” in Journal of Maps, 2014

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Confronto mappe geologiche
Confronto tra la nuova mappa geologica realizzata e le precedenti. a) Dettaglio dell’area di San Demetrio ne’ Vestini (AQ) nella mappa di Bertini e Bosi (1993) e in quella attuale (a destra). Notare la maggiore accuratezza nella costruzione dei limiti delle formazioni geologiche e nella distinzione delle unità del tardo Pleistocene – Olocene. b) Dettaglio dell’area di Paganica (AQ) nella mappa dell’ISPRA (2009) e in quella attuale. É evidente un maggior numero di faglie che agiscono sui depositi del Quaternario e l’aggiornamento e revisione di alcuni limiti stratigrafici nelle unità del pre – Quaternario. (vedere la mappa principale per la legenda)

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Topografia di altissima risoluzione da dati LiDAR e faglie attive

Il LiDAR (acronimo dall’inglese Light Detection and Ranging) è un metodo affermato per acquisire dati topografici estremamente densi e accurati nei più diversi ambienti, dalla terraferma alle aree costiere fino alle zone di basso fondale. Il LiDAR è una tecnica di telerilevamento attivo che utilizza la luce, sotto forma di impulsi laser, per misurare la distanza da un oggetto. Questi impulsi di luce sono in grado di generare precise informazioni tridimensionali sulla morfologia di un territorio e sulle caratteristiche della superficie terrestre. I rilievi LiDAR sono spesso effettuati tramite mezzo aereo sul quale è installato un laser scanner. Tali piattaforme consentono di acquisire in modo rapido e direttamente sotto forma di coordinate tridimensionali gli elementi presenti sulla superficie terrestre, sia naturali (es. terreno, vegetazione) che antropici (es. edifici, strade, ponti), in aree anche molto vaste (fino a centinaia di km²). Opportune elaborazioni dei dati LiDAR acquisiti permettono di restituire, con estremo dettaglio, la morfologia del terreno anche in corrispondenza di aree densamente coperte da vegetazione, grazie alla capacità degli impulsi laser di penetrare la copertura forestale e raggiungere il suolo sottostante. Le potenzialità di questo strumento permettono agli scienziati ed ai professionisti della pianificazione territoriale di studiare sia l’ambiente naturale che le modificazioni antropiche ad esso apportate attraverso un’ ampia gamma di scale, con grande accuratezza, precisione e flessibilità. In particolare, la tecnologia LiDAR è comunemente utilizzata per produrre mappe ad alta risoluzione con applicazioni in geologia, geomorfologia, scienze forestali ed ambientali, archeologia, ecc. Il progetto Abruzzo ha utilizzato, per la prima volta in Italia, una topografia ad alta risoluzione (1 metro) derivata da rilievi LiDAR aerei per l’identificazione e la mappatura di dettaglio delle faglie attive nell’area colpita dal terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. Il primo prodotto che è stato preparato con questi dati è una mappa molto accurata delle tracce delle faglie attive che bordano il fianco NE della Media Valle del fiume Aterno e formano un sistema deformativo complesso, che è l’espressione in superficie della faglia sismogenetica responsabile del terremoto del 6 aprile. Questa faglia si estende per una lunghezza di quasi 20 km al di sotto del bacino fino a profondità di una decina di km.



LIDAR

LIDAR

Reference: Riccardo Civico, Daniela Pantosti, Stefano Pucci, Paolo Marco De Martini (2014), The contribution of airborne LiDAR data to the assessment of surface faulting hazard for lifelines crossing active faults: an example from the Central Apennines, Italy. In: Engineering Geology for Society and Territory – Volume 5, Urban Geology, Sustainable Planning and Landscape Exploitation (IAEG XII Congress, September 15-19, 2014, Torino, Italy).