OBIETTIVI E METODI




Obiettivi

  • Ricostruzione della storia stratigrafica e datazione del bacino sedimentario di L’Aquila, controllato dalla Faglia di Paganica.

  • Stima della frequenza di ricorrenza dei principali eventi sismici avvenuti negli ultimi 5 mila anni.
  • Identificazione di discontinuità crostali importanti e delle geometrie profonde lungo la Valle dell’Aterno.

    Metodi
    1. Indagini geofisiche e geologiche per la descrizione e la datazione di bacini sedimentari recenti ed attuali sviluppati in corrispondenza di faglie attive

      Le immagini satellitari della conca aquilana acquisite prima e dopo il terremoto del 6 Aprile 2009 hanno mostrato che la zona tra l’abitato di Bazzano, Monticchio e Bagni, devastata durante il terremoto, si localizza in corrispondenza dell’area che ha subito il maggior sprofondamento in seguito alla riattivazione della Faglia di Paganica. Questa rappresenta perciò l’area che risente maggiormente degli effetti del movimento di tale Faglia e che potenzialmente registra la ricorrenza di tali eventi sismici nei sedimenti che si sono deposti nelle ultime centinaia e migliaia di anni. Ricostruire la storia deposizionale di questa parte delle Valle dell’Aterno porterà quindi importanti informazioni sulla ricorrenza degli eventi sismici dell’area. Questo è stato affrontato attraverso la perforazione e il recupero dei sedimenti fino alla profondità di circa 150 m in un sito opportunamente scelto. La scelta del sito è avvenuta attraverso l’uso di diverse metodologie, quali: - Prospezioni geolettriche attraverso la misura delle proprietà elettriche dei sedimenti indagati lungo profili a diversa lunghezza; - Prospezioni simiche. In particolare, misure del rumore sismico ambientale prodotto dalle oscillazioni naturali dei sedimenti e delle rocce. - Inversione delle velocità delle onde sismiche già stimate attraverso campagne di simica attiva. - Indagini geologiche in superficie per capire il tipo di sedimento che verrà intercettato durante la perforazione.

      Il passo successivo è quello legato alla perforazione e al recupero dei sedimenti da analizzare. La perforazione è stata effettuata a carotaggio continuo e le “carote” estratte (porzioni di sedimento) sono state analizzate in diversi laboratori. Al fine di ricostruire la storia sedimentaria e l’età dei sedimenti sono state effettuate le seguenti analisi: - Analisi stratigrafica di dettaglio dei sedimenti; - Acquisizione fotografica delle carote; - Analisi delle proprietà magnetiche dei sedimenti, quali suscettività magnetica e ricostruzione della variazione secolare del campo magnetico; - Analisi dei pollini conservati nei sedimenti; - Analisi paleontologiche sui resti di molluschi e di ostracodi. - Analisi dei minerali vulcanici e successiva datazione, legati a cenere vulcanica proveniente dai vulcani laziali e campani; - Datazione di materiale organico; - Analisi della mineralogia delle argille. Infine, il sedimento sarà studiato anche dal punto di vista delle sue proprietà geotecniche, ossia di come il sedimento risponde a sollecitazioni, per esempio legate all’arrivo di onde sismiche.


    2. Indagini aeromagnetiche per la ricostruzione di geometrie profonde

      Rilievi aeromagnetici ad alta definizione effettuati nel corso degli ultimi anni negli Stati Uniti ed in Australia hanno evidenziato con grande dettaglio un gran numero di faglie sino a quel momento non note. Da qualche anno, anche l’INGV si è dotato della strumentazione necessaria per effettuare questi rilievi. Ogni roccia è caratterizzata da determinate proprietà magnetiche, di conseguenza le faglie, soprattutto se sono strutture regionali maggiori, possono determinare dei lineamenti ben definiti all’interno di una mappa delle anomalie magnetiche. Proponiamo di investigare ad alta definizione il campo magnetico del territorio abruzzese, con particolare riferimento all’area colpita dal sisma dell’Aquila, tramite un magnetometro trainato da un elicottero, spaziando ed orientando profili di volo in funzione delle caratteristiche delle strutture attese. Per ciascuna area investigata, il risultato finale sarà rappresentato da una mappa delle anomalie magnetiche rispetto ad un campo regionale di riferimento opportunamente elaborato, nella quale i lineamenti magnetici porteranno all’identificazione delle strutture crostali sepolte.